IL FONDO LAURINI

È ormai acclarata l’importanza degli archivi privati quali fonti niente affatto secondarie per la storia del nostro Mezzogiorno, grazie alla loro duplice funzione di raccolta di monumenta iurium e monumenta rerum gestarum. Se fino a qualche decennio fa si ritenevano strumenti principali dell’indagine storiografica i soli archivi pubblici, oggi non è più concepibile svolgere una ricerca, che miri all’esaustività, senza la necessaria integrazione della documentazione privata.

La tanto vituperata mancanza di rigidi “binari”, che caratterizza le fonti archivistiche di natura privata, lungi dall’essere un punto di debolezza, diventa una ricchissima opportunità di avere una visione delle dinamiche socio-politiche, non più legata all’intenzionalità del potere istituzionale, ma alla volontà e ai multiformi interessi del singolo, famiglia, azienda che sia.

In altre parole, ciò che rende un archivio privato una fonte inesauribile per i ricercatori è proprio la sua apparente disomogeneità, l’assenza di un’organizzazione preordinata delle carte, la grande varietà di tipologie documentarie, che, non obbedendo a criteri imposti dalla macchina burocratica, consentono un approccio senz’altro più costruttivo al divenire storico.

Nello specifico l’archivio Laurini, per quanto di non ampia consistenza, rispecchia in pieno quanto affermato sinora. Attraverso libri contabili, atti giudiziari, capitoli matrimoniali, testamenti – solo per citare alcune delle diverse tipologie documentarie qui conservate – è possibile ripercorrere l’ascesa paradigmatica di una tipica famiglia borghese. In poco meno di un secolo, grazie a indovinati legami nuziali e ad accorte operazioni finanziarie, i Laurini di Tito vedono crescere in maniera esponenziale il proprio peso politico ed economico in Basilicata, fino a erodere il plurisecolare potere delle grandi famiglie feudatarie della zona, di cui riprendono, secondo una logica tipica della borghesia ottocentesca, consuetudini e mentalità. Esemplare in tal senso è il contrastato matrimonio, avvenuto nel 1823, tra Francesco (v. testamento: Copia conforme e Trascrizione), al cui spirito imprenditoriale si deve l’inizio della fortuna della famiglia, e Raffaela Abbamonte, figlia unica di Filippo, “homo novus” del Decennio francese (v. licenza di porto d'armi: Copia conforme), la cui eredità, anche per la sua prematura scomparsa, provocò non pochi problemi ai due sposi. I contrasti si tradussero in una lunga querelle giudiziaria che oggi è analizzabile attraverso una ricca messe di atti giudiziari e amministrativi, molti dei quali appartenenti alla famiglia Abbamonte di Pietrafesa (v. testamento di Andrea, padre di Filippo: Copia Conforme e Trascrizione), altra protagonista dunque di questa documentazione. Il fondo Laurini, il cui arco cronologico va dalla seconda metà del XVIII secolo sino alla prima metà circa del XX, merita senza dubbio l’attenzione e l’interesse degli studiosi, ai quali potrebbe riservare, come ogni archivio privato che si rispetti, queste e altre sorprese.